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Agilulfo
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mwbgAgilulfo, chiamato anche Agone, (... – Milano, 616) è stato re dei Longobardi e re d'Italia dal 591 al 616.

Contents

Regno
Note

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Biografia

Giovinezza

Agilulfo, chiamato Agone da mwewGregorio da Tourscite-ref-1[1] e di tanto in tanto anche da mwgaPaolo Diacono,cite-ref-2[2] lontano parente del suo predecessore mwhqAutari, era di origine mwhgturingia e apparteneva al clan degli Anawas. Egli alle volte è citato come mwhwdux Turingorum de Taurinis, cioè come vero e proprio capo "nazionale" di un gruppo di Turingi che si era unito ai Longobardi quando il loro regno era caduto per mano dei mwiaFranchi nel mwiq531.cite-ref-3[3]cite-ref-4[4]

Ascesa al trono

Cognato di re Autari,cite-ref-5[5] avendone sposato la sorella di nome sconosciuto (o comunque affine del re)cite-ref-6[6] successivamente ne sposò la vedova: mwnaPaolo Diacono nella sua mwnqmwngHistoria Langobardorumcite-ref-7[7] descrive in forma romanzesca l'investitura di Agilulfo. Nell'autunno del mwow590, poco dopo la morte improvvisa di Autari, i mwpaduchi longobardi diedero alla regina mwpqTeodolinda, rimasta vedova dopo poco più di un anno dalle nozze con Autari, il mandato di scegliere il nuovo re.
Agilulfo, allora mwpwduca di Torino, andò a rendere omaggio alla regina e ne baciò la mano in segno di rispetto. Teodolinda gli chiese il motivo per cui lui le baciasse la mano, quando aveva il diritto di baciarle la bocca. In questo modo, lo investì del diritto di essere re e contemporaneamente suo sposo. Si sposarono nel novembre di quello stesso 590 a mwqaLomello.cite-ref-8[8]

Più verosimilmente, l'intera operazione fu orchestrata dallo stesso Agilulfo, che nel maggio dell'anno successivo mwrg591 ottenne l'investitura ufficiale da parte del suo popolo, riunito a mwrwMilano (proprio Milano sarà, insieme con la residenza estiva di mwsaMonza, la nuova capitale di Agilulfo e Teodolinda, al posto di mwsqPavia).

In ogni caso, fu di primissimo piano l'influenza esercitata dalla moglie nella politica del nuovo sovrano, tanto che generalmente gli storici attribuiscono a entrambi le decisioni principali del loro lungo mwswregno. Il matrimonio con Teodolinda rappresentò per Agilulfo, anche a prescindere dal "romanzo", un forte fattore di legittimazione, e non soltanto perché si trattava già della regina. Teodolinda, infatti, era figlia di mwtaGaribaldo, mwtqduca dei Bavari e, soprattutto, discendeva per parte di madre dal mwtgre longobardo mwtwVacone, appartenuto alla prestigiosa dinastia dei mwuaLetingi.

Alcuni duchi, soprattutto tra quelli che nel 590 avevano disertato il campo longobardo per unirsi a mwugFranchi e mwuwBizantini, non lo accettarono subito come re, e Agilulfo fu costretto a conquistarsi con le armi la fedeltà. La ribellione di alcuni duchi, tra i quali spiccava mwvaGaidulfo di mwvqBergamo durò fino al mwvg594, quando Agilulfo sconfisse e condannò al patibolo come traditori molti dei duchi ribelli.

Regno

Agilulfo proseguì le linee guida politiche del suo predecessore, mwxqAutari. Per liberarsi del pericolo di una guerra da combattere su due fronti, contro i mwxgFranchi e contro i mwxwBizantini, concluse una pace con i Franchi di mwyaAustrasia che, in cambio della sicurezza del confine nord-occidentale, impose ai Longobardi una sudditanza e un tributo ai vicini. A metà degli anni novanta Agilulfo concluse anche un'alleanza con gli mwyqAvari, garantendosi il confine orientale.

La sicurezza esterna consentì ad Agilulfo di riprendere in forze la pressione contro i Bizantini, impegnati in quegli anni anche contro i mwywPersiani. Tra il mwza590 e il mwzq603 si registrò una decisa avanzata longobarda nella mwzgpenisola, nonostante le tregue ripetutamente firmate con i Bizantini a partire dal mwzw598, quando, con la sostituzione dell'mwaaesarca di Ravenna mwaqRomano con il più politico mwagCallinico, nacque un accordo a tre (che includeva anche mwawpapa Gregorio Magno) per un equilibrio nel Centro-nord Italia. Al Centro-sud, invece, furono anni di notevoli progressi militari, guidati dai duchi mwbaArechi I di Benevento e mwbqAriulfo di mwbgSpoleto. Agilulfo stesso procedette alla riconquista di mwbwParma e mwcaPiacenza e arrivò, nel mwcq593, a minacciare la stessa mwcgRoma. mwcwPapa Gregorio I, per evitare il sacco della città, nel 593, dovette versare ad Agilulfo, re dei Longobardi e capo della Chiesa cristiano-ariana, 500 libbre d'oro.cite-ref-9[9]

Nel mweq601-mweg602 la tregua fu infranta e alcuni duchi del nord si ribellarono al re. Spalleggiati dai Bizantini, a Parma fecero prigionieri il duca Godescalco e sua moglie, figlia di Agilulfo. La reazione di Agilulfo fu durissima; sconfisse e uccise i ribelli e successivamente conquistò, per la prima volta per i Longobardi, mwewPadova. Successivamente entrò a mwfaEste, mwfqAbano e mwfgMonselice, territori soggetti a Ravenna, ma con forte autonomia, e infine a mwfwCremona e mwgaMantova. I Bizantini furono costretti, nel mwgq603, a restituire i prigionieri e a chiedere una nuova tregua.

Rafforzato ulteriormente da tanti successi, nel mwgw604 si associò al trono il figlio mwhaAdaloaldo, di appena due anni. La cerimonia si svolse con un rito di ispirazione bizantina, a esplicito rafforzamento dell'intento di Agilulfo di presentarsi come re di tutta l'Italia e non solo dei Longobardi: scelse per questo l'antica metropoli di mwhqMilano tanto per l'incoronazione quanto come sua capitale (la residenza estiva era nella vicina mwhgMonza) e si designò, secondo quanto iscritto su una corona votiva, mwhwGratia Dei rex totius Italiae. Accanto alla rivendicazione dell'unità tra Longobardi e Latini, per la prima volta nella storia longobarda compariva un riferimento alla volontà divina nella legittimazione del re.

Ultimi anni e morte

Negli ultimi anni di regno proseguì l'opera di integrazione tra le due stirpi sotto il suo scettro e rafforzò la sicurezza dei confini rinnovando i trattati con mwigFranchi e mwiwAvari. Con l'appoggio di questi ultimi stroncò la ribellione del mwjaduca del Friuli, mwjqGisulfo II.

Agilulfo si spense a Milano nel mwjw616, dopo 25 anni di regno, primo re longobardo in Italia a morire di morte naturale. Alcune fonti basso medievali sostengono che fu sepolto nella mwkabasilica di San Giovanni di mwkqMonza.cite-ref-10[10]

I rapporti con il papato

Sotto l'influsso della cattolica mwmaTeodolinda, Agilulfo iniziò la mwmqconversione al cattolicesimo dei Longobardi e lavorò per la ricomposizione dello mwmgscisma tricapitolino che coinvolgeva le diocesi di mwmwMilano e mwnaAquileia. La correzione dei rapporti col papato portò alla restituzione dei beni ecclesiastici espropriati confermando l'inizio della integrazione religiosa e politica.

L'inizio del regno coincise con il consolidarsi dell'eresia. Il mwngvescovo di Milano, fedele a mwnwRoma era ospite a mwoaGenova, e alla mwoqcorte di Monza assunse il ruolo di figura di riferimento della Chiesa presso i Longobardi mwogSecondo di Non. Appartiene a Secondo di Non un documento, che fu fonte di mwowPaolo Diacono per la sua mwpamwpqHistoria Langobardorum, che risulta essere il più vecchio scritto dell'era longobarda: la mwpgHistoriola de Langobardorum gestis. Dal punto di vista religioso, all'epoca tra i Longobardi si contavano mwpwcattolici, mwqatricapitolini, mwqqariani e mwqgpagani.

Risale a di quel periodo uno scambio di lettere fra mwraGregorio Magno e Teodolinda, che costruirono un fruttuoso rapporto. Nel mwrq594, a Roma, il papa incontrò il re che preferì accordarsi al posto di tentare la conquista della città. Il contatto con il papa portò anche a un accordo di tregua con mwrgRavenna, accordo annuo rinnovato più volte. Gregorio Magno, in cambio, ebbe riconosciuta la totale indipendenza di Roma.

Un passo decisivo verso la riunificazione religiosa del suo regno, decisivo elemento di coesione politica, fu compiuto da Agilulfo nel mwuq603, quando fece battezzare con rito cattolico il figlio ed erede mwugAdaloaldo. Agilulfo tuttavia non si convertì, temendo di indispettire i guerrieri del suo popolo, ancora in maggior parte ariani e pagani. Alla fine del suo regno prese sotto la sua protezione l'abate mwuwColombano e gli concesse dei terreni per costruire un'abbazia, sugli mwvaAppennini; l'mwvqAbbazia di Bobbio venne fondata nel mwvg614.

L'arte nell'età di Agilulfo e Teodolinda

Con Agilulfo e mwwgTeodolinda vi furono interessanti produzioni artistiche, sia coeve sia successive e legate ai loro personaggi.

Il nome di Agilulfo è legato a un gioiello detto mwxamwxqCroce di Agilulfo. La croce votiva era probabilmente appesa al centro della sua corona regale. È a forma di croce latina, con i bracci che si intersecano nelle reciproche metà. I bracci sono svasati verso le estremità, è in oro tempestato di pietre preziose.

I mwxwLongobardi, come tutte le mwyapopolazioni barbariche, raramente raffiguravano figure umane o animali. Un'eccezione è data dalla mwyqmwygChioccia con i pulcini, scultura in argento dorato e lavorata a sbalzo, raffigurante una chioccia con i suoi sette pulcini. Le otto piccole sculture sono poste su di un piatto base di rame che sostituisce l'originale che era in argento. Fu probabilmente fatto eseguire da Teodolinda, ed è riprodotto nella lunetta del mwywDuomo di Monza come uno dei doni offerti dalla regina a mwzaSan Giovanni Battista.

L'mwzgmwzwEvangeliario di Teodolinda, a suo volta, sfoggia un'elegante custodia in oro, decorata con pietre preziose, ed è un capolavoro dell'antica oreficeria cristiana.

Altro gioiello risalente a quel periodo è la mw0qmw0gCorona ferrea. È strutturata in sei placche rettangolari di oro legate fra loro da cerniere e vincolate da un anello di ferro interno. La tradizione narra che il ferro fu ricavato da un chiodo con cui fu crocefisso mw0wGesù Cristo e da qui ne discende il nome. Le placche sono decorate da gemme, smalti e rosette d'oro che creano un delicato insieme floreale. Il valore della Corona ferrea è fortemente simbolico: è la corona con cui furono incoronati mw1are d'Italia e re conquistatori, fino a mw1qNapoleone.

Tutti questi gioielli sono custoditi presso il mw1wMuseo del Duomo di Monza, chiesa che deve la sua fondazione alla stessa Teodolinda: a lei si deve l'erezione di un mw2aoraculum (cappella della regina) di pianta a croce greca, del quale oggi rimangono solo i muri perimetrali.

Note

cite-note-11. mw3wmw4aZanella,mw4q p. 344, nota 4.
cite-note-22. mw5qPaolo Diacono, mw5gmw5wHistoria Langobardorum, IV, 1 (mw6amw6qZanella,mw6g p. 345).
cite-note-33. mw7gmw7wZanella,mw8a p. 326, nota 57.
cite-note-44. mw9aStefano Gasparri, mw9qI duchi longobardi, p.mw9g 17.
cite-note-55. citereftreccani-agilulfo-re-dei-longobardimw-gmw-wAgilulfo re dei Longobardi, in mw-aTreccani.it – Enciclopedie on line, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
cite-note-66. Paolo Diacono, mwaqaHistoria Langobardorum, III, 35 (mwaqemwaqiZanella,mwaqm p. 337, nota 65).
cite-note-77. Paolo Diacono, mwaqcHistoria Langobardorum, mwaqgIII, 35.
cite-note-88. Paolo Diacono, mwaqwHistoria Langobardorum, III, 35 (mwaq0mwaq4Zanella,mwaq8 p. 337).
cite-note-99. mwarmBibliotheca Sanctorum, Roma, 1966, V.VII, p.244
cite-note-1010. mwarcmwargmwarkLe sepolture nel regno italico (secoli VI-X), su mwarosepolture.storia.unipd.it. mwarsURL consultato il 18 marzo 2019 mwarw(archiviato dall'mwar0url originale il 27 luglio 2007).

Bibliografia

Fonti primarie

• citerefzanella(LA, IT) Paolo Diacono, Storia dei Longobardi, introduzione di Bruno Luiselli, traduzione e note di Antonio Zanella, Milano, Rizzoli, 1991, ISBN 88-17-16824-6.

Fonti secondarie

• citerefdbiOttorino Bertolini, AGILULFO, re dei Longobardi, in Dizionario biografico degli italiani, vol. 1, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1960.
• Felice Bonalumi, mwasgTeodolinda. Una regina per l'Europa, Torino, San Paolo, 2006.
• mwasoJörg Jarnut, Storia dei Longobardi, traduzione di Paola Guglielmotti, Torino, Einaudi, 1995 [1982], ISBN 88-06-13658-5.
• Alberto Magnani-Yolanda Godoy, mwaswTeodolinda la longobarda, Milano, Jaca Book, 1998.
• Carlo Guido Mor, mwas4San Colombano e la politica ecclesiastica di Agilulfo, Piacenza, 1933.
• mwataSergio Rovagnati, I Longobardi, Milano, Xenia, 2003, ISBN 88-7273-484-3.

Voci correlate
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Collegamenti esterni

• citerefdizionario-di-storiaAgilulfo, in Dizionario di storia, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2010.
• citerefsapere-itAgilulfo, su sapere.it, De Agostini.
• citerefbritannica-com(EN) Agilulf, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
• mwat8Pagina con immagini dei capolavori orafi, su marcopolovr.it. URL consultato il 1º giugno 2005 (archiviato dall'url originale il 12 maggio 2005).
• mwaueIl sito del Museo del Duomo di Monza, su duomomonza.it (archiviato dall'url originale il 10 agosto 2011).